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sabato 14 dicembre 2013

Pasticcio ASPI: L'INPS paga la disoccupazione ai supplenti che lavorano...

Il MIUR non assegna tutti i fondi necessari per pagare i supplenti che rimangono senza stipendio a Natale, Alcuni uffici ex INPDAP impiegano anche 9 mesi per liquidare il TFR, Uffici INPS che ritardano a pagare l'Aspi e miniaspi ai disoccupati e uffici INPS che accreditano generosamente l'indennità di disoccupazione a supplenti che hanno un contratto di lavoro in essere.
Cosa sta succedendo nel mondo della Scuola e della Previdenza? L'Inps vuole soccorrere i precari per il ritardo negli stipendi? Oppure, cosa più probabile, questa riforma previdenziale che ha dato vita all'ASPI ha mandato in Tilt il sistema di comunicazione tra Scuole, Centri per l'Impiego e gli Uffici periferici dell'Istituto di Previdenza? Verrebbe da dire "che pasticciaccio questa benedetta ASPI!".

Partiamo con un esempio: l'insegnante Concetta sul Gruppo facebook dei "Supplenti della Scuola per la qualità e dignità del lavoro" scrive quanto segue:
"Buonasera a tutti i colleghi, volevo un aiuto da qualcuno di voi, continuo a ricevere l'indennità di disoccupazione dall'Inps, nonostante le varie comunicazioni, tramite posta certificata, numero verde, modello , ecc...Ho appena richiamato il n. verde e l'operatore si è stupito di tutte le comunicazioni da me fatte. Vi chiedo come mi devo comportare, oltre che andare alla sede di competenza? Ma la scuola non comunica la presa di servizio? Grazie per l'aiuto"

Le fa eco Rosamaria, insegnante di Scuola dell'Infanzia: "Anch'io sono nelle tue stesse condizioni.."

Le fa eco Rosita, collaboratrice scolastica:
"io ci sono passata ... nonostante le mie tempestive comunicazioni all'inps, mi sono state accreditate somme che non mi spettavano. Io sono andata personalmente nella sede di competenza e ho fatto un sollecito. Dopo un mesetto mi è arrivato un bollettino per effettuare il rimborso delle somme in eccesso percepite ( potevo anche dilazionarle), ... ciao e armati di santa pazienza !!!!"

E così si viene a sapere di altri supplenti che i casi sono tanti e qui non li trascriviamo tutti....

Interpellato, l'avvocato che collabora con il gruppo dei supplenti ha espresso il seguente parere:
"mi permetto di intervenire dicendole che..... l'istituto recupererà le somme quando si avvedrà dell'indebita prestazione. le somme in ogni caso non potranno essere gravate da interessi (previsti solo quando l'indebito sia stato determinato da un comportamento doloso dell'interessato, ma non è il suo caso), quindi le consiglio di tenerli in banca fin quando l'Inps non opererà la trattenuta. il credito dell'Inps è soggetto ad ordinaria prescrizione decennale, per cui se non dovesse recuperarli nei prossimi dieci anni potrà serenamente considerarlo un dono della previdenza.

Potrebbe però rimanere un problema dal punto di vista fiscale che si ritorce contro il supplente? Un vero e proprio groviglio sul reddito come rileva Giorgia, assistente amministrativa:
"Intanto il dipendente riceve l'indennità e dovrà dichiararla nel prossimo 730 o Unico, essendo considerato un provento soggetto all'irpef, e sarà soggetta anche a conguaglio fiscale ed aumenterà, quindi, la progressione dell'aliquota. In pratica, il dipendente pagherà tra pochi mesi un conguaglio per soldi che ha ricevuto e che sicuramente dovrà rimborsare.. Se non avrà un rapporto di lavoro su cui l'inps potrà rivalersi (con trattenuta stipendiale) avrà un bollettino postale con cui provvedere al versamento…. e l'Irpef versata? Non so se sono stata chiara ma la mia sensazione è che in ogni caso il dipendente ci rimetterà".

In conclusione ci viene spontaneamente da pensare: "Ma con questi soldi pubblici non si potevano pagare tutti i supplenti temporanei rimasti senza stipendi arretrati in prossimità delle festività natalizie?" 
Noi vorremmo però pensare in positivo e siamo convinti che andrà così: Nessun supplente sarà penalizzato per un errore evidente della Pubblica Amministrazione, né sulle tasse, né sulla modalità di recupero delle somme erogate per sbaglio. 
Probabilmente gli uffici periferici sono sotto organico, non adeguatamente attrezzati di risorse umane per l'accorpamento INPS- INPDAP e per tutti i provvedimenti della Fornero.
Ma la cosa che in tutta questa storia risalta è la seguente: Una medaglia al valor civile andrebbe a questi colleghi supplenti della Scuola che non ricevono regolarmente lo stipendio, il TFR, l'Aspi e che dignitosamente si preoccupano quando ricevono soldi in più del dovuto e che vogliono restituirli e... quasi non ci dormono la notte. 
Tutta un'altra etica rispetto ai politici che comprano ostriche, champagne e slip colorati con i soldi pubblici!
Gruppo Fb Supplenti della Scuola per la qualità e dignità del lavoro

mercoledì 11 dicembre 2013

Il Natale dei supplenti si decide domani al MIUR. Possibili denunce penali

Entro le ore 14 di venerdi 13 dicembre le segreterie degli istituti scolastici dovranno caricare i dati degli stipendi dei supplenti ai fini dell'"emissione speciale accessori dicembre 2013" del Ministero dell'Economia e Finanze prevista per quella data.
Fin qui sembrerebbe che tutto stia filando liscio e che basti soltanto la trasmissione dei dati da parte delle segreterie scolastiche entro i termini stabiliti.
Invece non è così. Numerose segreterie su tutto il territorio italiano lamentano di non poter procedere all'inserimento degli stipendi perchè "gli importi necessari sul Sicoge" (Sistema informatico di contabilità e gestione economica) o non ci sono proprio, oppure sono insufficienti per la copertura di tutti i contratti di supplenza stipulati nei mesi scorsi.
Saranno probabilmente centinaia le mail di sollecito giunte in queste ultime settimane agli indirizzi di posta elettronica dei dirigenti Elisabetta Davoli e Marco Ugo Filisetti dell'Ufficio VII del Ministero di viale Trastevere.
Ma rimangono da questo momento solo 36 ore di tempo per sbloccare la situazione e assegnare i fondi necessari alle scuole "sul capitolo 1230 del Piano di Riparto".
Se i dirigenti del Miur non daranno risposte concrete alle segreterie scolastiche entro la giornata di domani o, al massimo, entro venerdi mattina, per gran parte dei supplenti temporanei si prospetterà un bruttissimo Natale, all'insegna di forti disagi.

Il gruppo dei Supplenti della scuola per la qualità e dignità del lavoro, che nel frattempo è riuscito ad ottenere la collaborazione di un'equipe di 4 avvocati, valuterà assieme a loro nei prossimi giorni, se esistono gli estremi per una o più denunce penali nei confronti delle autorità scolastiche o ministeriali.

Infatti ci sono istituti fermi nei pagamenti degli stipendi al mese di maggio come l'Istituto Comprensivo "Plinio il Vecchio" di Bacoli (Na) oppure agli stipendi di maggio e giugno come l'Istituto Comprensivo 11 di Bologna. La stessa cosa la Direzione didattica di Dalmine (Bg).
Tanti i docenti e personale Ata che aspettano ottobre e/o novembre dalle seguenti scuole:
I.C. Boccea 590 di Roma, Istituto Prampolini di Latina, Istituto Comprensivo G. Salvemini di Torino, Istituto Luciano Manara di Milano, Liceo scientifico Meucci di Milazzo, L'IPSIA Trani di Salerno, Istituto Comprensivo di Bernalda (Mt), Istituto Gherardi di Lugo (Ravenna), Scuola Primaria di Lipari, Liceo linguistico di Modena, Istituto Domenico Berti di Torino, IIS Giovanni Falcone di Pozzuoli, Liceo Fermi di Nuoro, Istituto Borgo Val di  Taro (Parma), Liceo Agnoletti di Sesto Fiorentino, I. C. Giovanni XXIII di Buccinasco

Sul gruppo dei Supplenti della scuola per la qualità e dignità del lavoro" giungono ogni giorno testimonianze drammatiche tra le quali ne trascriviamo solo una, quella dell'insegnante Erminia:
 "Sto facendo una supplenza al circolo didattico Archimede di Rozzano. Ho iniziato il 26 settembre. Ad ottobre mi hanno pagato i 5 giorni di settembre e poi il nulla! In segreteria mi dicono che il MIUR non ha assegnato i soldi e la scuola non ha fondi. 
Sono siciliana e sono venuta a Milano x lavorare, ma come posso vivere senza soldi? Tra affitto e tutto il resto ho finito i risparmi che avevo da parte. E' una vergogna!"



Gruppo Fb Supplenti della Scuola per la qualità e dignità del lavoro

venerdì 6 dicembre 2013

Una società sciapa e infelice in cerca di connettività... 47° Rapporto Censis 2013

Le "Considerazioni generali» sulla situazione sociale del Paese"


Roma, 6 dicembre 2013 - Una sospensione da «reinfetazione». Oggi la società ha bisogno e voglia di tornare a respirare per reagire a due fattori che hanno caratterizzato l'anno. Il primo fattore è lo stato di sospensione da «reinfetazione» dei soggetti politici, delle associazioni di rappresentanza, delle forze sociali nelle responsabilità del Presidente della Repubblica. Ma la reinfetazione, in nome del valore della stabilità, riduce la liberazione delle energie vitali e implica il sottrarsi alle proprie responsabilità dei soggetti che, a diverso titolo e con differenti funzioni, dovrebbero concorrere allo sviluppo, che è sempre un processo di molti. Il secondo fattore è la scelta implicita e ambigua di «drammatizzare la crisi per gestire la crisi» da parte della classe dirigente, che tende a ricercare la sua legittimazione nell'impegno a dare stabilità al sistema partendo da annunci drammatici, decreti salvifici e complicate manovre. Nel progressivo vuoto di classe politica e di leadership collettiva, i soggetti della vita quotidiana rischiano di restare in una condizione di incertezza senza prospettive di élite.

Il crollo non c'è. Il crollo atteso da molti non c'è stato. Negli anni della crisi abbiamo avuto il dominio di un solo processo, che ha impegnato ogni soggetto economico e sociale: la sopravvivenza. C'è stata la reazione di adattamento continuato (spesso il puro galleggiamento) delle imprese e delle famiglie. Abbiamo fatto tesoro di ciò che restava nella cultura collettiva dei valori acquisiti nello sviluppo passato (lo «scheletro contadino», l'imprenditorialità artigiana, l'internazionalizzazione su base mercantile), abbiamo fatto conto sulla capacità collettiva di riorientare i propri comportamenti (misura, sobrietà, autocontrollo), abbiamo sviluppato la propensione a riposizionare gli interessi (nelle strategie aziendali come in quelle familiari).

Una società sciapa e infelice. Quale realtà sociale abbiamo di fronte dopo la sopravvivenza? Oggi siamo una società più «sciapa»: senza fermento, circola troppa accidia, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale, disinteresse per le tematiche di governo del sistema, passiva accettazione della impressiva comunicazione di massa. E siamo «malcontenti», quasi infelici, perché viviamo un grande, inatteso ampliamento delle diseguaglianze sociali. Si è rotto il «grande lago della cetomedizzazione», storico perno della agiatezza e della coesione sociale. Troppa gente non cresce, ma declina nella scala sociale. Da ciò nasce uno scontento rancoroso, che non viene da motivi identitari, ma dalla crisi delle precedenti collocazioni sociali di individui e ceti.

Dov'è oggi il «sale alchemico»? Quel fervore che ha fatto da «sale alchemico» ai tanti mondi vitali che hanno operato come motori dello sviluppo degli ultimi decenni si intravede, tuttavia, nella lenta emersione di processi e soggetti di sviluppo che consentirebbero di andare oltre la sopravvivenza. Si registra una sempre più attiva responsabilità imprenditoriale femminile (nell'agroalimentare, nel turismo, nel terziario di relazione), l'iniziativa degli stranieri, la presa in carico di impulsi imprenditoriali da parte del territorio, la dinamicità delle centinaia di migliaia di italiani che studiano e/o lavorano all'estero (sono più di un milione le famiglie che hanno almeno un proprio componente in tale condizione) e che possono contribuire al formarsi di una Italia attiva nella grande platea della globalizzazione.

Nuove energie e responsabilità in due ambiti: revisione del welfare e economia digitale. Ci sono poi due grandi ambiti che consentirebbero l'apertura di nuovi spazi imprenditoriali e di nuove occasioni occupazionali. Il primo è il processo di radicale revisione del welfare: crescono il welfare privato (il ricorso alla spesa «di tasca propria» e/o alla copertura assicurativa), il welfare comunitario (attraverso la spesa degli enti locali, il volontariato, la socializzazione delle singole realtà del territorio), il welfare aziendale, il welfare associativo (con il ritorno a logiche mutualistiche e la responsabilizzazione delle associazioni di categoria). Il secondo ambito è quello della economia digitale: dalle reti infrastrutturali di nuova generazione al commercio elettronico, dalla elaborazione intelligente di grandi masse di dati agli applicativi basati sulla localizzazione geografica, dallo sviluppo degli strumenti digitali ai servizi innovativi di comunicazione, alla crescita massiccia di giovani «artigiani digitali».

In cerca di connettività. Il filo rosso che può fare da nuovo motore dello sviluppo è la connettività (non banalmente la connessione tecnica) fra i soggetti coinvolti in questi processi. È vero che restiamo una società caratterizzata da individualismo, egoismo particolaristico, resistenza a mettere insieme esistenze e obiettivi, gusto per la contrapposizione emotiva, scarsa immedesimazione nell'interesse collettivo e nelle istituzioni. Eppure la crisi antropologica prodotta da queste propensioni sembra aver raggiunto il suo apice ed è destinata a un progressivo superamento. Oggi le istituzioni non possono fare connettività, perché sono autoreferenziali, avvitate su se stesse, condizionate dagli interessi delle categorie, avulse dalle dinamiche che dovrebbero regolare, pericolosamente politicizzate, con il conseguente declino della terzietà necessaria per gestire la dimensione intermedia fra potere e popolo. E la connettività non può lievitare nemmeno nella dimensione politica, che è più propensa all'enfasi della mobilitazione che al paziente lavoro di discernimento e mediazione necessario per fare connettività, scivolando di conseguenza verso l'antagonismo, la personalizzazione del potere, la vocazione maggioritaria, la strumentalizzazione delle istituzioni, la prigionia decisionale in logiche semplificate e rigide (dalla selva dei decreti legge all'uso continuato dei voti di fiducia). Se istituzioni e politica non sembrano in grado di valorizzarla, la spinta alla connettività sarà in orizzontale, nei vari sottosistemi della vita collettiva. A riprova del fatto che questa società, se lasciata al suo respiro più spontaneo, produce frutti più positivi di quanto si pensi. Sarebbe cosa buona e giusta fargli «tirar fuori il fiato». (Comunicato stampa del Censis)

lunedì 2 dicembre 2013

Scuola e prospettive di riforma, cosa bolle in pentola?

In Germania il ciclo dei tre gradi di scuola si è accorciato da 13 a 12 anni. In sostanza medie più liceo sono stati ridotti da 9 a 8 anni.
In Francia la sula dell'obbligo dura 11 anni ( 5 di elementari, 4 di medie, 2 di liceo).
Chi vuole fare l'Università deve fare un anno in più di liceo e superare un esame di maturità.
In Inghilterra cominciano un anno prima, cioè a 5 anni, ma le loro scuole elementari (lower school) durano un anno in più (6 anni).
A 11 anni passano alla upper school, divisa in 3 anni di scuola media e due di liceo, alla fine dei quali  c'è un esame che conclude la scuola del'obbligo (a 16 anni) Seguono due anni di specializzazione pre-universitaria dove si studiano solo 3-4 materie, e che si concludono a 18 anni. Infine
U.S.A: 12 anni di scuola dell'obbligo divisi tra elementari (5), medie (3) e liceo (4) ma l'ordinamento federale è molto poco vincolante.

QUALI RIFORME IN ITALIA?
Da tempo si parla di riforma del ciclo di studi e di eventuale riduzione di un anno di elementari o di liceo.
Riportiamo di seguito due posizioni: quella del rettore Alberto De Toni e di Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia generale e sociale alla Bicocca

De Toni: Se si arrivasse a ridurre il liceo a 4 anni gli insegnanti in esubero potrebbero utilmente essere chiamati a insegnare negli Its, gli Istituti tecnici superiori ad alta specializzazione tecnologica, creati con la riforma Gelmini e partiti tra gli stenti (formano non più di 5mila studenti) e senza fondi, che invece avrebbero bisogno di moltiplicare i posti per i ragazzi.

Mantegazza: "Manca una scuola della preadolescenza che che aiuti i teenager a elaborare il periodo dagli 11-12 anni ai 15-16 anni. Caricare su un tredicenne (e sui suoi genitori) il peso della scelta del proprio destino è sbagliato: come si fa, a quell'età, a scegliere il liceo coreutico o sportivo?" L'idea è dunque quella di un primo ciclo di cinque o sei anni, poi quattro anni di media unica con latino per tutti "perchè aiuta a ragionare e  imparare l'italiano" Infine i tre anni di superiori: "Penso ad un modello flessibile in cui si fanno delle ore di scuola, degli stage in azienda, magari anche un mese all'estero e si comincia anche a frequentare l'università"
(Fonte Gianna Fregonara e Orsola Riva, Corriere della Sera)
Elaborazione e sintesi a cura di
Gruppo Supplenti della Scuola per la qualità e dignità del Lavoro

lunedì 18 novembre 2013

La vergogna degli stipendi mancati ai supplenti viaggia oggi sulla carta stampata

Oggi 11 novembre, il nostro gruppo facebook e la battaglia dei supplenti che non ricevono regolarmente lo stipendio sono stati menzionati sul quotidiano a tiratura nazionale "LEGGO".
La giornalista Lorena Loiacono ha descritto la gravità della situazione: 

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LA VERGOGNA DELLE SUPPLENZE BREVI: GLI INSEGNANTI NON RICEVONO LO STIPENDIO

Oltre al danno, la beffa. Non solo lavorano da anni su convocazione dell'ultimo minuto, coprendo cattedre vuote per supplenze brevi, ma restano anche senza stipendio da mesi.
Se non addirittura da anni. Accade a Roma così come a Torino, Verona, Milano e Napoli.
Ovunque, a macchia di leopardo. Perché le supplenze brevi vengono retribuite direttamente dalle singole scuole e quindi dipendono dalla disponibilità economica del momento, spesso pari
a zero o giù di lì. E allora ecco che «continuano le segnalazioni – denuncia la Flc Cgil - di fondi non sufficienti per i supplenti, nonostante l'annunciata emissione speciale per il 15 novembre per pagare gli arretrati ».
E allora, per dar voce al disagio dilagante, su facebook è nato il gruppo “Supplenti della Scuola per la qualità e dignità del lavoro”. C'è Lorenzo da Bologna che deve ancora percepire lo stipendio di maggio e giugno scorsi, Manuela della provincia di Nuoro senza retribuzioni di luglio e agosto, Paolo da Napoli senza maggio e Francesca di Cosenza senza giugno. Dalla provincia di Brescia mancano gli arretrati di settembre, da quella di Bergamo sono saltati maggio e giugno e d quella di Torino manca ancora parte dello stipendio di novembre 2012. Stessa situazione accaduta a Ladispoli, in provincia di Roma, dove l'allarme parla addirittura di mancati pagamenti di settembre, ottobre e novembre 2012.
Un problema annoso, ancora più critico quest'anno per motivi tecnici del portale del Miur: la Flc Cgil parla infatti di «indisponibilità all'accesso del portale NoiPa per le retribuzioni e   al funzionamento del sistema che talvolta non permette l'autorizzazione al pagamento ». Ma dal gruppo Noi Dsga delle segreterie, in risposta a una  sindacalista Cisl che gli attribuiva la responsabilità di non inserire tempestivamente i dati, spiegano: «I soldi vengono erogati dal ministero in ritardo o non ci vengono erogati affatto». 
INTERVISTA CGIL«Dal Miur fondi col contagocce» 
Perché le scuole non pagano gli stipendi ai supplenti? «Perché i soldi dal Miur arrivano con il contagocce. Non è possibile neanche fare una stima di quanti ad oggi, sono senza stipendi da mesi: dipende dalla condizione delle singole scuole».
Come si risolve questo problema? «E' necessario che anche la retribuzione dei supplenti venga erogata dal Tesoro, come accade per i docenti di ruolo. Altrimenti i soldi si intrecciano con le altre risorse. E poi a subirne le conseguenze sono i precari, come sempre».
Intanto che si può fare?
«Chiedere il pagamento immediato delle retribuzioni, affronteremo questo tema al prossimo tavolo sulle questioni retributive del 21 novembre prossimo al Miur».
(Lorena Loiacono)

mercoledì 13 novembre 2013

Ritardi degli stipendi a supplenti: I Dsga replicano alla sindacalista della Cisl

Nel resoconto dell'assemblea del 12 novembre a Roma, fatto su questo blog e ripreso in parte da Orizzonte Scuola, sono state riportate le dichiarazioni di una rappresentante del sindacato Cisl, la quale ha attribuito alle segreterie scolastiche la responsabilità del ritardo degli stipendi ai supplenti.
I direttori amministrativi autorganizzati nel gruppo facebook "Noi Dsga" sono indignati per le affermazioni della sindacalista e stanno riflettendo su come organizzare una protesta.
Citiamo alcuni passaggi significativi dal loro gruppo. Anche in questo caso, riteniamo sia doveroso e giusto dare voce alla loro posizione.
Siamo ben consapevoli, come supplenti, che le gravi disfunzioni del sistema del "cedolino unico" partono dal livello politico e dall'alta dirigenza ministeriale. Ci auguriamo che sempre più i Dsga ed il personale di ruolo della Scuola possano unirsi ai supplenti. Possano cioè sentire come ferita aperta comune  la lesione dei diritti costituzionali di coloro che non hanno forza contrattuale e rappresentanza (insegnanti, collaboratori scolastici e assistenti amministrativi delle varie graduatorie di precariato).
Ricordiamo in proposito che molti ancora devono ricevere stipendi del passato anno scolastico e molti non hanno prospettive certe sullo stipendio di settembre, ottobre e novembre 2013.

Ecco alcuni passaggi che esprimono la legittima indignazione dei DSGA:

Alessandro:
propongo agli amministratori del gruppo di chiedere a quel blog di pubblicare una nostra lettera aperta di risposta: "Spettabile Rosetta Mazziotta, siamo operatori che lavorano nelle segreterie di decine di scuole sparse in tutta Italia, e possiamo dimostrarle, dati alla mano, che abbiamo sempre provveduto ad inserire e perfezionare i contratti dei supplenti brevi piú che tempestivamente, rispettando tutti i tempi e le istruzioni ricevute dal ministero. Ció nonostante, i fondi necessari al pagamento delle supplenze non ci vengono erogati affatto o vengono erogati con enorme ritardo dal ministero, oppure sono spesso insufficienti. Esigiamo pertanto che lei pubblichi urgentemente una smentita delle sue gravi affermazioni, evidentemente nate dall'ignoranza e dalla disinformazione sulla realtà delle supplenze brevi, e si scusi con il personale di segreteria delle scuole, incolpevolmente costretto a subire le lamentele dei supplenti lasciati privi di stipendio dal ministero e non certo dalla scuola".

Filomena:
Supplenti di maggio e giugno che saranno pagati a dicembre: ho sempre cercato di spiegare, meglio che potevo, una situazione assurda e i docenti sono stati molto pazienti e comprensivi: lo Stato che ci dovrebbe ringraziare ci dimensiona, ci utilizza, ci seppellisce di adempimenti...

Antonello:
"Sarebbe bello una sorta di protesta di questo tipo: spedire alla sede sindacale della sig.ra Rosetta, tutte le stampe di indisponibilità del SIDI o del SICOGE, a mano a mano che si prova e si riprova, con due righe accompagnatorie dove si evidenza la non responsabilità dell'Istituzione Scolastica in merito ai pagamenti degli stipendi e con preghiera di pubblicazione nell'albo del loro sindacato. Come una sorta di MIGLIAIA di lettere aperte da pubblicare. E, per conoscenza, ai docenti dell'Istituzione Scolastica.

Michele:
bella roba, questo dà per l'ennesima volta la misura di quanto i sindacati siano tali e quali al Miur, ossia avulsi e distaccati dalla realtà operativa del concreto e giornaliero lavoro nelle Segreterie delle scuole, le uniche che hanno veramente il "polso" della situazione ma che nessuno interpella mai

Meriterebbero attenzione tutti gli altri commenti ma ci fermiamo qui. Speriamo che il tavolo tecnico, ministeriale previsto nei prossimi giorni sul sistema di pagamento ai supplenti, dica una parola chiara e definitiva sulla soluzione del problema.
Altrettanto speriamo che la solidarietà e l'unione tra chi opera nel mondo della Scuola a qualsiasi titolo e in qualsiasi profilo sia sempre più concreta, depurata da particolarismi corporativi.

Gruppo facebook "Supplenti della Scuola per la Qualità e Dignità del Lavoro"
 (1100 iscritti tra assistenti amministrativi docenti collaboratori  scolastici di ogni parte d'Italia) 

martedì 12 novembre 2013

Ritardi degli stipendi ai supplenti: Cgil, Cisl e Uil divisi sulle cause

In premessa facciamo un breve report dell'Assemblea sindacale unitaria tenuta a Roma da FlcCgil, UilScuola e Cisl Scuola. L'assemblea si sarebbe dovuta tenere presso l'Itis Galilei che proprio allora veniva occupato dagli studenti.
Per questo motivo si è deciso di spostare il luogo dell'incontro al vicino Istituto Newton di via Manzoni.
La partecipazione è stata massiccia. All'ordine del giorno c'era la mobilitazione unitaria nelle scuole, con lo sciopero previsto per domani di un'ora all'inizio delle lezioni, e nelle piazze con due manifestazioni della Scuola e del Pubblico Impiego. Una si svolgerà domani mattina e la prossima sabato 30 novembre.
I sindacati contestano la legge di stabilità 2014 del Governo Letta che introduce una pesante penalizzazione a danno del personale della Scuola con il blocco dei contratti, degli scatti di anzianità e dell'indennità di vacanza contrattuale. Inoltre la piattaforma unitaria dei sindacati confederali rivendica un piano pluriennale di investimenti con la stabilizzazione del personale su tutti i posti disponibili e vacanti e le assunzioni programmate nel triennio.
E' una grossa novità la ritrovata convergenza dei 3 sindacati nell'opposizione al Governo il quale, secondo
Occupazione Itis Galilei 12 novembre ore 8.30
le stesse organizzazioni sindacali, vorrebbe un rinnovo contrattuale della Scuola soltanto per gli aspetti normativi e non per quelli economici. Nel corso dell'assemblea vi sono stati vari interventi critici nei confronti delle Organizzazioni sindacali sia da parte di docenti di ruolo, sia da parte di precari storici. Oggetto delle critiche erano le modalità dello sciopero, le "sconfitte" sindacali sulle questioni salariali e sulle assunzioni.
Inoltre un gruppo autoorganizzato del Coordinamento Scuole di Roma, interno alla Cgil, ha contestato la conduzione dell'assemblea chiedendo di poter mettere ai voti una mozione di indirizzo. Tra i punti sollevati dai contestatori anche l'abolizione del finanziamento alle scuole private.

SUI RITARDI DI PAGAMENTO A DANNO DEI SUPPLENTI
Fatta questo sintetico report, vogliamo informare tutti i supplenti su come hanno risposto alla nostra domanda i tre rappresentati sindacali: Massimo Albisetti della UilScuola, Rosetta Mazziotta della CislScuola e Walter Conte della FlcCgil.
Dobbiamo, per completezza di cronaca, aggiungere che avremmo voluto registrare in video le risposte e mandarle su youtube a disposizione di tutti voi, ma nessuno dei tre sindacalisti ci ha permesso di fare la ripresa audiovideo.
E' per noi incomprensibile un fatto del genere.
Forse qualcosa si potrebbe capire da come hanno risposto?

Abbiamo chiesto di chi sarebbe, secondo i sindacati, la responsabilità dei continui ritardi nell'erogazione degli stipendi ai supplenti: 

Rosetta Mazziotta della Cisl Scuola ha risposto con molta nettezza: "i ritardi sarebbero interamente imputabili alle segreterie delle Scuole che non riescono ad inserire i contratti di lavoro dei supplenti e trasmetterli entro il 5 del mese.
 Si causerebbe così una sospensione di quello specifico pagamento che non è facile sbloccare il mese successivo perché il sistema poi non riconoscerebbe automaticamente il doppio impegno di spesa accumulato.
Secondo Walter Conte, rappresentante della Flc Cgil, invece, che ha fatto riferimento alle posizioni pubbliche espresse dalla Cgil sul sito, i ritardi nell'erogazione degli stipendi ai supplenti sarebbero interamente imputabili al Ministero dell'Istruzione che non assegnerebbe regolarmente alle scuole i fondi per pagare gli stipendi ai supplenti.

Secondo Massimo Albisetti della Uil Scuola, invece, le ragioni del ritardo sarebbero dovuti ad entrambi i fattori:  un po alle segreterie che hanno poco personale e molto lavoro e non sempre riescono ad operare in tempo utile e un po la responsabilità sarebbe anche del Miur.

Come potete ben constatare, i tre sindacati, che stanno puntando alla mobilitazione unitaria, hanno sull'argomento posizioni e visioni ben distinte e divergenti... e chissà che non sia questo il motivo per cui non ci hanno fatto riprendere in audiovideo le loro differenti risposte.

Davanti a questa situazione la nostra resistenza etica continua. Seguiremo l'evolversi della situazione relativa all'emissione speciale e ci attiveremo per far emergere "mediaticamente" le responsabilità caso per caso.


(Report a cura di Domenico Ciardulli)